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LANZAROTE: alla scoperta di César Manrique

In questi giorni di quarantena mi sono trovata spesso a ricordare le vacanze passate e una di quelle che ricordo con più piacere è stato il viaggio a Lanzarote con il mio ragazzo nell’agosto del 2018.
Lanzarote è una delle destinazioni che mi è rimasta nel cuore: paesaggi lunari, arte e un clima temperato rendono questa isola il mio paradiso.

Primo giorno

Il nostro viaggio è iniziato la mattina del 6 agosto: partenza all’alba da Milano Malpensa, scalo a Madrid, arrivo all’aeroporto di Arrecife in tarda mattinata. Abbiamo ritirato l’auto a noleggio e ci siamo diretti verso il nostro appartamento a Puerto del Carmen.
Una volta sistemate le valigie siamo usciti a cercare un posto dove pranzare. Grazie ai consigli della proprietaria dell’appartamento, in pochi minuti abbiamo raggiunto il porto e abbiamo gustato un ottimo pasto a base di pesce fresco e papas arrugadas.
Nel pomeriggio abbiamo fatto una passeggiata senza meta per le vie di Puerto del Carmen, seguita da un aperitivo e dalla cena, sempre nella zona portuale.

Secondo giorno

Il secondo giorno abbiamo trascorso la mattinata al Jardìn de Cactus, la prima delle tante opere di César Manrique che visiteremo in questi giorni.
Il giardino è stato costruito su una ex cava e ospita oltre quattromila piante provenienti da quasi tutto il mondo. All’ingresso è stata posizionata una scultura di diversi metri di altezza a forma di cactus e all’interno si più inoltre visitare un antico mulino a vento risalente al XIX secolo.
Terminata la visita siamo partiti in direzione del Mirador del Río, fermandoci a pranzare ad Arrieta al Bar Cafeteria El Pisquito, piccolo bar con vista sull’oceano che serve una ottima varietà di pesce fresco a prezzi onesti.

La visita al Mirador del Río è stata molto breve perché, non appena entrati, si è alzata una fitta nebbia che non permetteva di vedere ad un palmo dal naso. A malincuore, ma con l’intenzione di tornare nei giorni seguenti, abbiamo deciso di dirigerci verso i Jameos del Agua e la Cueva del los Verdes.

I Jameos del Agua rappresentano al meglio la visione che aveva César Manrique dell’isola, un luogo dove la natura e l’uomo si incontrano. Manrique ha infatti progettato questo luogo intorno alle due grotte che si sono formate durante le ultime eruzioni di lava, una delle quali nasconde un lago naturale mentre l’altra è una sala concerti. Sul fondale del lago naturale si trovano migliaia di granchi albini, simbolo dell’isola in quanto questo è l’unico luogo dove si può trovare questa specie. Accanto alla grotta che ospita queste creature c’è un giardino di palme con un bianchissimo lago artificiale.

A meno di un chilometro dai Jameos si trova la Cueva de los Verdes, una struttura vulcanica lunga 7 km che si è formata quasi 4000 anni fa, a seguito dell’eruzione del vulcano Corona. In passato la Cueva veniva utilizzata dagli abitanti come nascondiglio per proteggersi dalle invasioni e dagli attacchi dei pirati.
L’accesso è consentito solo tramite una visita guidata della durata di un’ora dove viene approfondita la storia dell’isola e svelato il segreto che si cela all’interno delle grotte.
Sulla strada del ritorno verso Puerto del Carmen la nostra fidata Lonely Planet indicava le Saline di Los Cocoteros e abbiamo deciso di fermarci ad esplorarle.
Queste saline sono davvero piccole ma sono circondate da antichi mulini a vento in legno, molto scenografici.

Terzo giorno

Il terzo giorno siamo stati al Parco Nazionale Timanfaya a visitare le Montañas del Fuego.
Per raggiungere l’ingresso abbiamo percorso quasi dieci chilometri, lungo i quali l’unica vista da entrambi i lati della strada consisteva in una impressionante distesa di roccia lavica.
Una volta parcheggiata la macchina siamo saliti su un autobus che ci ha portato lungo la Rutas de los Vulcanos, un percorso di circa mezz’ora alla scoperta dei vulcani all’interno di questo parco patrimonio dell’UNESCO. La visita guidata si conclude con lo spettacolo del geyser: viene messa dell’acqua fredda all’interno di una conduttura nel terreno, che fa reazione con il calore proveniente dal sottosuolo, generando un forte getto di vapore. Un’altra particolarità di questo luogo è il ristorante Il Diablo, che si serve del calore del vulcano per cuocere carne e pesce.


Il pomeriggio lo abbiamo dedicato finalmente al mare: ci siamo diretti alle Playas del Papagayo, un insieme di spiagge situate nel punto più a sud dell’isola. Le spiagge si trovano all’interno di una riserva naturale e per raggiungerle abbiamo dovuto percorrere per un paio di km una strada sterrata un pò dissestata ma ne è valsa totalmente la pena. Spiaggia pulitissima e acqua cristallina ci hanno fatto compagnia per tutto il pomeriggio.
Prima di rientrare ci siamo fermati alle Salinas de Janubio, completamente differenti rispetto a quelle che abbiamo visto ieri. Queste saline sono decisamente più curate e pittoresche. Ogni vasca, infatti, è di un colore diverso, dovuto dalla quantità di acqua presente al suo interno.
A pochi passi si trova anche la Playa del Janubio, una piccola spiaggia di sabbia nera.

Quarto giorno

Il quarto giorno lo abbiamo dedicato completamente ad Arrecife, la capitale dell’isola.
La prima tappa della giornata è stato il Castillo de San Gabriel. Per raggiungerlo abbiamo percorso il Puente de las Bolas, un piccolo ponte levatoio che congiunge Arrecife e lo Islote de los Ingleses, dove si trova la fortezza.
Il castello fu costruito originariamente in legno e successivamente, dopo essere stato bruciato dai pirati berberi, fu sostituito da una rocca in pietra che divenne fondamentale per la protezione della città. La fortezza è stata dichiarata Monumento Storico Nazionale nel 1972 ed attualmente ospita un museo etnografico.

A poca distanza dal Castillo si trova la Casa Amarilla, un tempo sede del Cabildo, il governo insulare, adesso ospita mostre temporanee relative alla memoria storica di Lanzarote.
Seguendo la Calle León y Castillo siamo arrivati al Charco de San Ginés, una laguna di acqua salata ristrutturata da César Manrique. Attorno al Charco si trovano molti ristoranti tra cui Tasca La Raspa, dove abbiamo pranzato.
L’ultima tappa della nostra visita ad Arrecife è stato il MIAC, il Museo Internazionale di Arte Contemporanea situato all’interno del Castillo de San Josè. Edificato nel XVIII secolo, fu inizialmente fondamentale per la difesa di Arrecife dagli attacchi dei pirati, ma venne poi abbandonato per quasi un secolo. César Manrique convinse le autorità locali a trasformare la struttura in una galleria d’arte. All’interno si trovano opere di Manrique, Picasso, Mirò, Millares e molti altri artisti.

Quinto giorno

Il quinto giorno siamo stati alla Fondazione César Manrique o Casa del Vulcano. Ubicata nel mezzo di una colata di lava risalente alle eruzioni del XVIII secolo, fu la casa dove visse Manrique dal 1968 al 1988. La prima parte del museo ospita una collezione d’arte contemporanea con opere di Gonzales, Picasso, Chirino e i bozzetti dello stesso Manrique. Il piano inferiore sfrutta cinque bolle vulcaniche naturali in comunicazione tra loro tramite dei tunnel scavati nella lava. Ogni bolla è stata convertita da Manrique in uno spazio abitabile, con pavimento bianchissimo in contrapposizione al nero lavico delle pareti.


Terminata la visita ci siamo diretti ad Arrieta per pranzare al Ristorante El Charcòn. Nel pomeriggio, visto che il cielo era limpido, abbiamo deciso di riprovare a visitare il Mirador del Río.
Questa volta ne è valsa davvero la pena: la vista dalla terrazza esterna toglie il fiato. Si può vedere nitidamente La Graciosa, l’ottava isola delle Canarie e, al termine della scogliera, le Saline del Río, le più antiche saline dell’arcipelago.
Il pomeriggio lo trascorriamo alla Playa de Famara, il paradiso dei surfisti. Poiché coordinazione ed equilibrio non sono caratteristiche che ci contraddistinguono, ci godiamo il resto della giornata protetti dal vento dietro a una delle tante costruzioni di roccia lavica sparse per la spiaggia.

Sesto giorno

Il sesto ed ultimo giorno, dietro grande insistenza del moroso, abbiamo partecipato ad un’esperienza adrenalinica: abbiamo noleggiato un dune buggy!
Ci siamo presentati in mattinata a Puerto Calero agli uffici di Buggies Lanzarote, dove abbiamo sbrigato la parte amministrativa e dove ci hanno spiegato lo svolgimento del tour e il funzionamento delle vetture.
Il pacchetto che abbiamo scelto durava tre ore, nelle quali abbiamo percorso, assieme ad altre 8 o 9 coppie, un itinerario in parte su strada asfaltata e in parte su sterrato. Durante il tragitto ci siamo fermati ad un circuito di go kart e ad una cantina, dove abbiamo anche pranzato.

L’esperienza sui buggies è stata una delle cose più divertenti a cui abbia mai partecipato: una giusta dose di adrenalina e un modo unico per visitare parti dell’isola.
Con questa scarica di emozioni termina il racconto del nostro viaggio in questa isola che mi è rimasta nel cuore.
Non vedo l’ora di aver la possibilità di partire nuovamente per poter visitare posti a me sconosciuti e per creare nuovi ricordi.

Voi avete un posto del cuore? Qual è il posto dove vorreste andare a fine quarantena?
Fatemelo sapere nei commenti e iscrivetevi alla newsletter!

A presto,
Francesca

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